<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?><rss version="2.0"><channel><title>Isabella Bertolini</title><link>http://www.isabellabertolini.it</link><description>Comunicati stampa</description><generator>Mediarte s.r.l.</generator><item><title><![CDATA[Cittadinanza: intervista 'Dossier Emilia-Romagna']]></title><description><![CDATA[<P class=MsoBodyText style="MARGIN: auto 0pt"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Quale differenza sostanziale vuole introdurre il disegno di legge sulla cittadinanza da lei presentato?<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT color=#000000><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">La mia proposta di riforma della legge sulla cittadinanza, fatta a nome del Popolo della Libertà, parte dal presupposto che uno straniero può ottenere la cittadinanza al termine di un percorso di integrazione, solo attraverso un reale riconoscimento dei principi e dei valori che fondano la nostra società. Vogliamo costruire una cittadinanza di “qualità”, concedendo lo status di cittadino italiano esclusivamente a coloro che dimostrano una adesione sostanziale e non formale alla nostra Nazione. La sinistra, invece, punta ad una cittadinanza di “quantità”, arrivando a ridurre il termine temporale necessario per diventare italiano. Alla base di quella impostazione c’è il concetto che prima si diventa cittadino e poi ci si integra. Questa è la differenza sostanziale tra noi e le forze di opposizione, che mirano evidentemente a regalare il diritto di voto agli stranieri. Mentre noi vogliamo evitare che non accada in Italia ciò che è successo in Paesi come la Francia e la Gran Bretagna, dove </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana">ci sono milioni di persone formalmente ‘cittadini’, anche di seconda e terza generazione, che non si sentono però parte e né condividono i principi del Paese in cui vivono. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Per acquisire la cittadinanza italiana, quindi, saranno sempre necessari dieci anni di residenza legale in Italia, ma il traguardo sarà raggiunto solo dopo un dettagliato “percorso”, che comporta lo studio della storia e della cultura italiana, dell’educazione civica e della Costituzione. È necessario poi essere in regola col fisco, avere i requisiti di reddito, alloggio e assenza di carichi pendenti, già richiesti per ottenere il permesso di soggiorno. Viene fatta una verifica anche dell’integrazione sociale dello straniero, che deve dimostrare di rispettare i principi di uguaglianza e di parità fra uomo e donna, anche all’interno del proprio nucleo famigliare. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><o:p></o:p></SPAN></FONT></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: auto 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><STRONG><FONT color=#000000>Cosa risponde a chi sostiene che le modifiche alle norme vigenti<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>penalizzerebbero chi davvero vuole diventare cittadino italiano?<o:p></o:p></FONT></STRONG></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">Non è affatto così. Chi afferma cose del genere evidentemente non ha letto la mia proposta, perché il testo presentato aiuta chi vuole diventare davvero cittadino italiano. Il fenomeno immigratorio è profondamente cambiato negli ultimi anni. C’è bisogno di una cittadinanza che risponda ai requisiti di adesione ai valori della nostra comunità e di qualità. Il progetto di legge proposto va esattamente in questo senso. Per fare un esempio, abbiamo fatto in modo che il termine di dieci anni sia un tempo reale e non, come accade oggi, solo indicativo. Lo straniero, infatti, che ha i requisiti richiesti, dopo otto anni di residenza può fare domanda per accedere al “percorso di cittadinanza”, essere ammesso alla frequenza dei corsi previsti, superare le verifiche e al decimo anno ottenere davvero il riconoscimento della cittadinanza. Oggi spesso lo straniero non ottiene nemmeno una risposta definitiva. In questo modo uno straniero che voglia diventare cittadino italiano dovrà comunque attendere il decimo anno di residenza nel nostro Paese per ottenerlo, ma dopo 8 anni potrà fare la domanda e avrà una risposta in tempi più certi di quelli attuali. I suoi figli nati qui, invece, diventeranno italiani a 18 anni di età, ma a patto che abbiamo frequentato la scuola dell’obbligo</SPAN><FONT color=#000000><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">.</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><o:p></o:p></SPAN></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Modena e la sua provincia costituiscono un importante polo di immigrazione. Com’è attualmente la situazione?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>La situazione a Modena, così come in tutte le province dell’Emilia Romagna amministrate dalla sinistra e dove si sta applicando il modello multiculturale, è disastrosa. Sia sotto l’aspetto sociale, sia per quanto riguarda l’ordine pubblico. Le politiche applicate dalle amministrazioni di sinistra hanno privilegiato gli immigrati a danno degli Italiani nell’accesso alle case popolari, all’assistenza sanitaria, ai servizi per l’infanzia e per gli anziani, attirando quindi sul territorio un numero enorme di immigrati, molti dei quali clandestini. Le politiche urbanistiche hanno favorito la creazione di quartieri ghetto e la concentrazione in aree degradate di sacche di illegalità. A fronte di una percentuale di immigrati regolari, che ha raggiunto la soglia di oltre il 10% dei residenti, la provincia di Modena registra il record di immigrati irregolari. Questo si è tradotto in aumento dell’illegalità e della delinquenza. Non caso oggi il 73% dei detenuti del carcere di Modena è costituito da stranieri per lo più clandestini e la nostra provincia è sprofondata nelle parti basse delle classifiche nazionali sulla sicurezza, anche a causa dell’aumento dei reati contro la persona, commessi da immigrati. Il contrasto all’immigrazione clandestina ed irregolare per noi è la priorità e l’unica via per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. <o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">&nbsp;<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: auto 0pt"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Cosa ne pensa di ciò che è successo a Rosarno? Cosa dovrebbe fare secondo lei il Governo per evitare il ripetersi di questi avvenimenti?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">I ricercatori del Censis e dell’Ocse avevano già rilevato, nel settembre scorso, come le difficoltà legate alla crisi economica, e pesantemente avvertite da migliaia di Italiani che hanno perso il lavoro, avrebbero determinato anche un calo del livello di tolleranza nei confronti degli immigrati. La riduzione delle quote annuali di lavoratori stranieri in ingresso in Italia, decisa dal Governo di fronte agli effetti della crisi, si è dimostrata giusta e lungimirante. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana">La situazione di emergenza economica che si prospettava già alla fine del 2008 imponeva un cambio di strategia. Fare finta di nulla, continuando a richiamare annualmente sul territorio i 170.000 lavoratori, senza contare i ricongiungimenti famigliari, che le quote dei flussi prevedevano in tempi precedenti alla crisi internazionale, avrebbe provocato effetti devastanti. Far entrare un numero di extracomunitari che il mondo del lavoro non può e, presumibilmente ancora per molto tempo, non potrà assorbire, significherebbe innescare una pericolosa bomba a livello sociale. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Limitare la quota dei lavoratori stranieri&nbsp;è stato un atto di buon senso e di responsabilità, utile al<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Paese. Per evitare che fatti come quello di Rosarno si ripetano, è necessario proseguire sulla strada del rigore, già adottata dal Governo, per contrastare l’immigrazione clandestina. È però anche necessario che gli Enti Locali si attivino nel controllo e nelle verifiche del proprio territorio, attraverso gli strumenti normativi votati di recente in Parlamento: a Rosarno tutti sapevano, ma non agivano.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: #666666; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">&nbsp;<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: #666666; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Rispetto agli altri paesi europei come vede le attuali normative italiane in materia di cittadinanza?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>La legge sulla cittadinanza attualmente in vigore nel nostro Paese è del 1992, quindi abbastanza recente. Nata quando l’Italia iniziava ad affrontare le questioni legate ad una massiccia immigrazione. Una legge attuale che ribadisce il principio dello jus sanguinis e che non svende un diritto fondamentale come quello della cittadinanza. È arrivato però il momento di fare un passo ulteriore. Il solo requisito temporale per concedere la cittadinanza italiana non è più adeguato. Oggi molti Paesi europei stanno rivedendo le loro leggi in materia, restringendo la maglie, per evitare una concessione della cittadinanza troppo facile e ritrovarsi (come in Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda e Germania) con seconde e terze generazioni di immigrati ‘cittadini’, che paradossalmente non parlano neppure la lingua del Paese in cui vivono, o addirittura vivono chiusi all’interno delle proprie comunità autoctone e rischiano di diventare artefici di comportamenti gravi nei confronti del Paese che li ospita.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>&nbsp;<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Il testo propone anche corsi obbligatori di un anno per gli stranieri sulla storia e la cultura italiana. Come verranno strutturati?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">Dopo 8 anni di soggiorno continuato nel nostro Paese lo straniero che vuole diventare italiano potrà<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>ottenere la cittadinanza, se seguirà un percorso ben definito e preciso. Dovrà fare domanda di frequenza ad un corso propedeutico di 1 anno, finalizzato all'approfondimento della conoscenza della storia e della cultura italiana ed europea, dell'educazione civica e dei principi della Costituzione italiana. Alla richiesta di ammissione al corso l'Amministrazione competente deve rispondere entro 120 giorni. Spetterà al Governo, con il concorso delle Regioni e degli Enti Locali, organizzare questi corsi.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Su quali basi lo straniero potrà dimostrare il grado di integrazione sociale? <o:p></o:p></SPAN></B></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">In base a dei parametri ben definiti. Oltre al corso, lo straniero che vuole diventare cittadino italiano deve dimostrare un 'effettivo grado di integrazione sociale' ed 'il rispetto, anche in ambito familiare', delle leggi italiane. Non possiamo pensare di concedere la cittadinanza a chi non rispetta le donne, la democrazia, la libertà dei singoli, la dignità di ogni persona, i principi di uguaglianza. L’immigrato deve poi essere in possesso del permesso UE per i soggiornanti di lungo periodo (vincolato ad un reddito minimo, ad un alloggio e all'assenza di carichi pendenti) e pagare le tasse. Troppo spesso è capitato che qualcuno sia diventato nostro concittadino e magari in casa propria applicava precetti fondamentalisti che non pongono sullo stesso piano uomo e donna e sono incompatibili con i valori contenuti nella nostra carta costituzionale. Con la nostra proposta vogliamo evitare che ciò possa accadere. Per questo abbiamo previsto che la concessione della cittadinanza sia sancita anche con un atto non solo simbolico, ma vincolante. Ci sarà un giuramento da effettuarsi davanti al Prefetto e il richiedente pronuncerà la seguente formula: 'Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone'.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Per quanto riguarda i figli di stranieri nati e cresciuti in Italia la novità sarà che potranno chiedere la cittadinanza compiuti 18 anni solo se avranno frequentato tutta la scuola dell’obbligo. E’ un ulteriore passo per l’integrazione?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Ne siamo assolutamente convinti. L’aver frequentato con profitto la scuola rientra pienamente in quel requisito necessario di volontarietà che vogliamo introdurre per poter diventare cittadino italiano. Mi spiego: se un ragazzo frequenta con successo la nostra scuola dimostra con i fatti di voler far parte della nostra comunità. Colgo poi l’occasione per sgomberare il campo dalla disinformazione creata dalla sinistra su questo aspetto. Tra un minore straniero che vive in Italia e un minore italiano non c’è alcuna differenza rispetto ai diritti di cui entrambi godono. Un motivo in più perché l'ottenimento della cittadinanza, anche da parte di chi nasce in Italia da genitori immigrati, sia il frutto di una scelta voluta, motivata e consapevole dell'individuo, che per tali ragioni può esercitarsi solo al raggiungimento della maggiore età.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 9.0pt">&nbsp;<o:p></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3404&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3404&amp;pag=1</guid> <pubDate>28 / 1 / 2010</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Crocifisso: Ricorso di Letta]]></title><description><![CDATA[<DIV style="TEXT-ALIGN: justify">
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0pt">
<P style="BACKGROUND: white; MARGIN-BOTTOM: 15pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>&nbsp; 
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#373737>ll governo sta facendo il possibile per contrastare gli effetti della sentenza della Corte Europea sul crocifisso». Così il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ha annunciato il ricorso, che l'Italia presenterà con abbondanza di documentazione e di argomentazioni», contro la decisione di Strasburgo.<BR><BR>Per mettere a punto il ricorso, questa mattina si è tenuta una riunione al ministero degli Esteri, in cui si è deciso che il governo «chiederà il rinvio della sentenza alla Grande Camera della Corte stessa. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Letta, intervenendo alla sede dell'ambasciata presso la Santa sede alla presentazione del volume “I viaggi di Benedetto XVI in Italia”,&nbsp; ha dichiarato infine: «Abbiamo fiducia che la Corte ripari a quello che ci appare come un grave torto alle tradizioni del nostro Paese. Abbiamo fiducia anche perché è stato facile per l'Italia sollecitare la solidarietà, il consenso e la partecipazione al giudizio davanti alla Grande Camera della Corte di Strasburgo anche di molti altri paesi d'Europa che stanno venendo sempre più numerosi a sostegno dell'azione italiana».</SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><STRONG>Il plauso di Bagnasco</STRONG> - «È da apprezzare decisamente questa iniziativa del governo italiano, rispetto alla sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, per quanto riguarda l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche». Con queste parole il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha commentato l'annuncio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.&nbsp; Il cardinale ha spiegato che la scelta del governo «è da lodare e sostenere, come risulta anche da parte di altri paesi europei che si stanno aggiungendo a questa iniziativa, perché la sentenza veramente va contro non solo all'oggettività della storia europea ma anche al sentire popolare, della gente. Mi pare che sia un chiedere di riequilibrare rispettosamente questa sentenza rispetto alla realtà della gente».</SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><B><STRONG>La sentenza</STRONG></B> - Lo scorso novembre la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso di Soile Lautsi,&nbsp; cittadina italiana di origine finlandese residente ad Abano Terme, che chiedeva alla scuola “Vittorino da Feltre” la rimozione del crocifisso. La sentenza ha stabilito che l'esposizione del crocifisso in classe è «contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione. La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastische, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, secondo i giudici di Strasburgo, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei». La Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democraticà così come è stata concepita dalla Convenzione, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».<o:p></o:p></SPAN></P>
<P style="BACKGROUND: white; MARGIN-BOTTOM: 15pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #373737; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 10.0pt">Libero 21/01/2010<o:p></o:p></SPAN></P>
<P></P></FONT></SPAN></DIV>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3403&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3403&amp;pag=1</guid> <pubDate>21 / 1 / 2010</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi]]></title><description><![CDATA[<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>La decisione, di mettere un tetto alla presenza di alunni stranieri in classe per favorire l'integrazione ed evitare le classi ghetto, costituisce un altro passo decisivo per governare il fenomeno dell'immigrazione.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>La norma sarà, giustamente, graduale e flessibile, ma verrà applicata già nel 2010, all'inizio del prossimo anno scolastico. Ci sono città simbolo dell'immigrazione incontrollata, come Prato, dove questa misura era attesa da tempo. Il numero degli alunni stranieri presenti nelle classi pratesi è in costante aumento: nell'anno scolastico 2008-2009 erano 5620, pari al 16,7% della popolazione scolastica, mentre quest'anno si è toccato il 23%.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Ci sono scuole dove la percentuale di bambini immigrati è molto superiore: in alcune classi si arriva al 52%. A questo proposito, la precisazione che dal tetto del 30% fissato per classe saranno esclusi i nati in Italia potrebbe causare qualche problema, perché ci sono numerosi casi di bambini - soprattutto cinesi - nati in Italia, ma poi tornati a vivere in Cina, dai nonni o in collegio, e quindi rientrati in Italia in età scolare senza conoscere nemmeno una parola di italiano.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>L'auspicio quindi è che nella circolare applicativa il criterio di esclusione dal tetto del 30% si riferisca non solo al luogo di nascita, ma anche e soprattutto all'effettiva conoscenza della lingua italiana.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Ma la decisione resta comunque storica: il numero degli alunni stranieri presenti in ciascuna classe non potrà infatti superare il 30 per cento del totale degli iscritti. Il governo ha previsto apposite risorse finanziarie per gli interventi di sostegno alle scuole per l'inserimento di bambini stranieri e ulteriori finanziamenti saranno stanziati per le scuole dei territori con alta presenza di cittadini stranieri.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Altro elemento fondamentale per l'integrazione degli alunni stranieri è il potenziamento della lingua italiana, indispensabile per poter andare di pari passo negli studi con i compagni di scuola. Il regolamento di riordino del primo ciclo prevede, infatti, che nella scuola media una quota di ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria possa essere utilizzata per potenziare l'italiano per gli alunni stranieri.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>L'assegnazione degli alunni non italiani nelle classi è decisa autonomamente dalle scuole che dovranno, comunque, procedere ad un accertamento delle competenze e dei livelli di preparazione dell'alunno per assegnarlo, di conseguenza, alla classe definitiva che potrà essere inferiore alla classe corrispondente all'età anagrafica. L'inserimento in una classe di un alunno straniero può inoltre essere preceduto o accompagnato da una prima fase di approfondimento della conoscenza linguistica. Si tratta di un'esigenza didattica, e non di una questione ideologica. Ma il Pd naturalmente non è d'accordo, ed è pronto a una dura battaglia in Parlamento, anche se ammette che così si evitano le cosiddette "classi d'ingresso" che erano state proposte dalla Lega con una mozione approvata dalla maggioranza alla Camera, definite, appunto, classi-ghetto. Per il Pd "si sta toccando il diritto all'istruzione che la nostra Costituzione riconosce indipendentemente dalla nazionalità e dalla cittadinanza degli alunni".<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>Ma la scuola, al contrario di quanto è accaduto finora, deve essere il luogo dell'integrazione. I nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo, però, allo stesso modo, deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione. E stabilire un tetto del 30% di alunni stranieri per classe è uno strumento utile per favorire l'integrazione.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>www.governoberlusconi.it<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT color=#000000>&nbsp;<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<DIV></DIV>
<DIV></DIV>
<DIV></DIV>
<DIV></DIV>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3402&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3402&amp;pag=1</guid> <pubDate>21 / 1 / 2010</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Quando la mezzaluna abbracciò la svastica]]></title><description><![CDATA[<SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>
<DIV style="BORDER-RIGHT: #cccccc 1pt solid; PADDING-RIGHT: 10pt; BORDER-TOP: #cccccc 1pt solid; PADDING-LEFT: 10pt; PADDING-BOTTOM: 0pt; BORDER-LEFT: #cccccc 1pt solid; PADDING-TOP: 0pt; BORDER-BOTTOM: #cccccc 1pt solid">
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 5pt 7pt 5pt 0pt"><FONT color=#222222>I rapporti del nazismo con il mondo arabo sono poco conosciuti, così come è poco conosciuta l’influenza che l’ideologia hitleriana ebbe in alcuni partiti e organizzazioni politiche che lottarono per l’indipendenza dei paesi arabi dal dominio coloniale. Un’influenza i cui echi si fanno ancora sentire «in alcuni settori del mondo arabo», mentre «alcuni importanti leader sia religiosi sia politici dell’islam fondamentalista se ne fanno tuttora propagatori».<BR>Lo sostiene lo storico de La Civiltà Cattolica, il gesuita Giovanni Sale, in una ricerca che sarà pubblicata in un volume edito Jaka Book e che Il Giornale oggi anticipa.<BR><BR>Sale ricorda che inizialmente, la «soluzione» scelta dalla Germania hitleriana per allontanare gli ebrei dal suolo tedesco, fu quella di facilitarne in tutti i modi l’emigrazione. In particolare in Palestina, dove, credevano i tedeschi, essi sarebbero stati «liquidati» dagli arabi. L’atteggiamento tedesco mutò poco dopo, quando a Berlino si resero conto che l’immigrazione ebraica in Palestina avrebbe favorito la nascita di uno Stato ebraico. È in questo momento, spiega lo storico, che il governo di Berlino ordina a tutte le sedi diplomatiche tedesche in Medio Oriente di tenere «un atteggiamento più comprensivo verso le aspirazioni del nazionalismo arabo».<BR><BR><BR>Dopo l’invasione tedesca della Cecoslovacchia nel marzo 1938, l’indirizzo filoarabo assunto dal governo del Reich per contrastare le ragioni del sionismo internazionale, viene espresso dalla propaganda nazista in modo più diretto. In questo periodo viene anche attivata dal governo tedesco una trasmissione radio di propaganda nazista in lingua araba, che avrà «ascoltatori entusiasti in tutto il Medio Oriente». E gli intellettuali arabi, in quel periodo, scrive padre Sale, «consideravano più vicine alla loro cultura e sensibilità le ragioni ideologiche del nazionalismo tedesco, definito in base alla lingua, alla cultura e alla stirpe di un popolo e di una nazione; insomma tra pangermanismo e panarabismo vi erano a quel tempo diversi punti di contatto».<BR><BR>Alcuni arabi tedeschi cercheranno, ma invano, di persuadere i capi nazisti a modificare la clausola razziale nello statuto del partito, restringendola ai soli ebrei. Le autorità tedesche tenteranno però in tutti i modi di correggere il tiro circa il «semitismo» delle popolazioni arabe, sostenendo che non era vero che gli arabi fossero «semiti puri» come gli ebrei, ma che, al contrario di questi, essi furono in buona parte arianizzati. «L’ideologia nazista – scrive lo storico gesuita – attraverso la sua martellante propaganda antiebraica e antidemocratica, non soltanto raggiunse la maggior parte delle popolazioni arabe, ma influì anche sulle sue élite intellettuali; in diversi Paesi furono fondati addirittura partiti politici di matrice nazista, che ebbero poco seguito a livello popolare, ma che esercitarono un forte influsso politico anche negli anni successivi alla guerra. Ricordiamo il Partito Nazionalsocialista Siriano, che esercitò una grande forza di attrazione sulla gioventù siriana e libanese di quegli anni, e il Partito Giovane Egitto, le cosiddette “camicie verdi”, formato da una gerarchia paramilitare sul modello delle SA e delle SS. Esso si distinse per un acceso antisemitismo e per l’adesione all’ideologia nazista».</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0pt; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0pt; PADDING-BOTTOM: 0pt; MARGIN: 5pt 7pt 5pt 0pt; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0pt; BORDER-BOTTOM: medium none; mso-border-alt: solid #CCCCCC 1.0pt; mso-padding-alt: 0pt 10.0pt 0pt 10.0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #222222; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-bidi-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-bidi-font-size: 13.0pt">&nbsp;<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0pt; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0pt; PADDING-BOTTOM: 0pt; MARGIN: 5pt 7pt 5pt 0pt; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0pt; BORDER-BOTTOM: medium none; mso-border-alt: solid #CCCCCC 1.0pt; mso-padding-alt: 0pt 10.0pt 0pt 10.0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #222222; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 13.0pt">All’inizio degli anni Quaranta, il Gran Muftì di Gerusalemme al Husayni, capo del supremo comitato della Palestina araba, per promuovere le ragioni dell’indipendenza dei Paesi arabi, organizzò una «missione» a Berlino per prendere contatti con i capi militari nazisti. Affermò di essere a capo di un’organizzazione nazionalista araba segreta con diramazioni in diversi Stati che, disse, erano disposti a unirsi alle forze dell’Asse nella guerra contro l’Inghilterra, «alla sola condizione che tali forze riconoscano il principio di unità, l’indipendenza e la sovranità di uno Stato arabo a carattere fascista, comprendente l’Irak, la Siria, la Palestina e la Transgiordania».<BR><BR>Il sentimento filo-tedesco e le simpatie verso il nazismo, furono così forti, «in questi Paesi, in particolare in Egitto e Siria – osserva Sale – che esso non svanì neppure dopo la sconfitta e la completa distruzione del Terzo Reich. Le simpatie verso il nazismo e verso Hitler, addirittura, non solo non venivano nascoste, ma venivano pubblicamente manifestate e questo fino agli anni Sessanta del secolo scorso». Lo storico ricordo uno scritto del 1953 di Anwar Sadat, futuro presidente della repubblica egiziana, il quale scrisse in un giornale del Cairo, riferendosi idealmente a un Hitler che si credeva ancora vivo e nascosto da qualche parte: «Mi congratulo con voi con tutto il cuore perché, sebbene sembri che siate stato sconfitto, il vero vincitore siete voi. Siete riuscito a seminare la discordia tra il vecchio Churchill e i suoi alleati da una parte, e il loro alleato il diavolo, dall’altra. La Germania è vittoriosa perché è necessario, per l’equilibrio nel mondo, che essa sia di nuovo creata, qualsiasi cosa possano pensare l’Occidente o l’Oriente. Non ci sarà pace fino a quando la Germania non sarà riportata a quello che è stata».<BR><BR>Così, mentre in Occidente, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il nazismo veniva identificato con il «male assoluto», nel mondo arabo, scrive padre Sale, «esso continuava a raccogliere l’entusiasta simpatia di molti».<BR>In larghi settori del mondo arabo, in particolare quelli legati al fondamentalismo islamico, il ricordo di Hitler rimane dunque ancora vivo e le sue opere vengono ancora tradotte e divulgate. Alcuni fatti recenti, inoltre, dimostrano chiaramente, secondo lo storico gesuita, «che una certa mentalità, diremmo filonazista e antisemita, è condivisa anche da alcuni leader politici e religiosi del mondo islamico». Come attestano le dichiarazioni antisemite e riduzioniste sulla Shoah più volte espresse dal presidente iraniano Ahmadinejad, o come, conclude Sale, «le farneticanti dichiarazioni di alcuni capi religiosi islamici, che ritengono che l’Europa, anziché aborrire il nazismo, dovrebbe lodarlo per il fatto di aver allontanato il pericolo ebraico dal vecchio continente.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0pt; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0pt; PADDING-BOTTOM: 0pt; MARGIN: 5pt 7pt 5pt 0pt; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0pt; BORDER-BOTTOM: medium none; mso-border-alt: solid #CCCCCC 1.0pt; mso-padding-alt: 0pt 10.0pt 0pt 10.0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #222222; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 13.0pt"></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0pt; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0pt; PADDING-BOTTOM: 0pt; MARGIN: 5pt 7pt 5pt 0pt; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0pt; BORDER-BOTTOM: medium none; mso-border-alt: solid #CCCCCC 1.0pt; mso-padding-alt: 0pt 10.0pt 0pt 10.0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #222222; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 13.0pt">Andrea Tornielli - Il Giornale</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; COLOR: #222222; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-bidi-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-bidi-font-size: 13.0pt"><o:p></o:p></SPAN></P></DIV></FONT></SPAN>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3401&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3401&amp;pag=1</guid> <pubDate>21 / 1 / 2010</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Cittadinanza, il Pdl vuole la linea dura ma si temono le imboscate dei finiani]]></title><description><![CDATA[<SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: normal; TEXT-ALIGN: justify"><I><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: #666666; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'"><SPAN class=sottotitolo_news>Il testo in discussione da ieri alla Camera prevede almeno 10 anni di residenza in Italia e la frequenza di un corso di storia patria e di educazione civica</SPAN>&nbsp;<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></I></P></FONT></SPAN>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000></FONT></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Roma. A fare un passo avanti e uno indietro si resta sempre fermi nello stesso punto. E la staticità non è certamente un dato positivo quando si vuole proporre un cambiamento. A meno che il nuovo non sia peggiore del vecchio, soprattutto quando si parla di immigrazione e diritto di cittadinanza.<BR>Ieri alla Camera è iniziata la discussione generale sul nuovo testo in materia predisposto dalla commissione Affari costituzionali. I passi avanti sono frutto del mezzo «disgelo» fra il presidente della Camera Fini, ormai paladino della «generazione Balotelli», e il premier Berlusconi. Il testo non è andato immediatamente in votazione come previsto in un primo momento. Se ne riparlerà dopo le Regionali anche per non disorientare un elettorato che ormai fatica a riconoscersi nelle intemerate di Gianfranco e dei suoi ragazzacci. E, soprattutto, le norme sono più rigorose rispetto al testo un po’ lassista cofirmato dal finiano Granata e dal pd Sarubbi. Il passo indietro finora è più virtuale che reale, ma ugualmente pericoloso: da quanto emerso ieri in Aula «finiani» e Pd, con la benedizione dell’Udc, potrebbero giocare un tiro mancino alla maggioranza quando si passerà al voto. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>La relatrice Isabella Bertolini, infatti, ha realizzato un piccolo capolavoro. Altro che cittadinanza breve come vagheggiava l’ex presidente di An! Il testo tiene le maglie ben strette: gli immigrati dovranno risiedere in Italia da almeno dieci anni prima di ottenere il passaporto. Per ottenere la cittadinanza bisognerà frequentare un corso di storia e cultura italiana e di educazione civica e dimostrare che le leggi italiane sono rispettate anche in casa. Analogamente, i figli degli immigrati nati in Italia potranno chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e dimostrando di aver frequentato con profitto la scuola dell’obbligo.<BR>I berluscones del Pdl sono riusciti a compiere un mezzo miracolo rintuzzando le fregole dei finiani per la cittadinanza breve dopo soli 5 anni di residenza in Italia e presentando un testo che fondamentalmente non cambia di una virgola la legge vigente che si chiama Bossi-Fini, anche se uno dei due estensori, il secondo per la precisione, ne ha un po’ disconosciuto la paternità. E come ha spiegato la stessa Isabella Bertolini, «la cittadinanza non rappresenta un percorso per una migliore integrazione, ma la conclusione di un percorso di integrazione già avvenuta». </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>La tesi è sostenuta anche dal presidente dei senatori pidiellini, Maurizio Gasparri, mentre il ministro della Difesa, La Russa, impegnato in un’estenuante opera di mediazione tra Montecitorio e Palazzo Chigi, ha aperto solo sulla possibilità di concedere la cittadinanza ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri al termine delle elementari. I «falchi» del presidente della Camera non la pensano allo stesso modo. Per il vicecapogruppo alla Camera del Pdl, Italo Bocchino, si tratta di «un buon testo» ma non sarà quello definitivo perché «si registrerà una convergenza e noi siamo pronti al dialogo». </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Insomma, se non è un’ammissione di disponibilità nei confronti delle opposizioni, poco ci manca. E se a questo si aggiungono le intemperanze del «giamburrasca» Fabio Granata, il quadro è completo. «Ci sono tempi troppo lunghi per la concessione della cittadinanza perché dieci anni diventano sempre tredici o quindici». Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha cercato di riportare tutti quanti alla calma. «Riteniamo necessari tempi più lunghi di valutazione e di riflessione sulla base di una scelta politico-culturale che una sua logica e coerenza», ha replicato ricordando al suo omologo del Pd, Dario Franceschini, che il Popolo della Libertà «non ha nessun esame da passare». </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>L’ex segretario dei democratici, infatti, ha già avallato un eventuale gioco di sponda con il presidente della Camera sostenendo che «bisogna misurare la corrispondenza tra le parole di alcuni leader della destra e la volontà di fare dei passi avanti».</FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Ecco, un passo avanti in questa direzione la Lega Nord non ha nessunissima intenzione di farlo. «Abbiamo vinto le elezioni con un programma che non prevedeva revisioni della legge sulla cittadinanza», ha ricordato il capogruppo Roberto Cota. Il problema è che ieri Fini ha ricevuto il segretario della Cisl Bonanni che ha idee molto vicine alle sue sulla questione. Un messaggio natalizio che non è molto beneaugurante per la maggioranza.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000><EM>Gian Maria De Francesco - Il Giornale</EM></FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000></FONT></o:p></SPAN>&nbsp;</P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3398&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3398&amp;pag=1</guid> <pubDate>23 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Buon Natale]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>È una settimana di festa. Ma quale festa? Professionisti e aziende mandano evasivi biglietti d’auguri «per le prossime feste», spesso in inglese.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Il timore di essere politicamente scorretti, e ferire chi viene da altre tradizioni, spinge un po’ tutti a stare nel vago. Qualche maestra zelante prepara i bambini delle elementari alla «festa della luce», nota secoli fa nelle culture nordiche. Ma qualcuno ci guadagna davvero a far sparire il Natale, se non come brand per acquisti e consumi? Non lo credo, e per diverse ragioni.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Innanzitutto perché una vera apertura multiculturale non consiste nella cancellazione delle tradizioni, ma nella loro conoscenza e valorizzazione. Gli Stati Uniti hanno fatto davvero pace con gli indiani, e avviato un’autentica amicizia con loro (e quindi con la propria storia), quando hanno cominciato a studiare le loro tradizioni, a frequentare e capire i loro riti, a conoscere le loro immagini. Narrate comunque dalla terra, i boschi, le acque d’America, anche se i bianchi non volevano ascoltare.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Chi arriva deve sempre imparare a conoscere e onorare ciò che la psicologia del profondo chiama il «genius loci», lo spirito del luogo, altrimenti non si integrerà mai veramente, e la storia procederà per conflitti e sopraffazioni.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>L’ignoranza o il disprezzo delle tradizioni religiose e dei costumi (quindi dei valori profondi), genera un modello culturale privo di valori di riferimento, dove prevalgono quindi gli elementi più rozzi dell’animo umano: la ricerca di potere, la cupidigia, l’aggressività e la paura. Per accogliere, ed essere accolti, ci servono i nostri riti e credenze.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Abbiamo insomma bisogno di Gesù bambino. Come sa bene ogni bimbo, il quale, se non gliene parli e glielo rappresenti, invidierà il bambino del vicino, che invece gli racconta e gli fa il presepe. Perché i bambini vogliono il Bambinello, e spesso desiderano credere che sia lui a portare i regali più a lungo possibile, rimuovendo ogni smentita? Forse per conformismo? Nient’affatto.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Il fatto è che il Natale ha al suo centro un evento di enorme importanza sociale, il Rinnovamento del mondo, il cui protagonista è proprio un bambino, come il piccolo che ne aspetta i regali. Se si rimane vicini all’atmosfera e alla cultura originaria del Natale (quella dei Vangeli che ne parlano e non delle pubblicità del tutto indifferenti alla questione), non è difficile partecipare a questo periodo di cambiamento, in cui silenziosamente qualcosa nasce e cambia la realtà attorno a sé.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Ogni bambino, che è già «nuovo» di suo, non ancora ingombrato da mille incrostazioni culturali, sente tutto questo istintivamente, e lo ama. Fino a quando, nel corso degli anni, la pesantezza affettiva, materiale, degli adulti (che faticano a ri-nascere) lo stacca dall’emozione della nascita e lo imprigiona nel mondo degli oggetti.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Il Natale però, questo rito così particolare dell’esperienza antropologica cristiana, non si limita a dare significato e onore all’infanzia, costituendo così un potente momento di incontro coi bimbi, che saranno poi gli adulti di domani. In quanto giorno (e periodo) di rinnovamento, preceduto da un lungo Avvento (l’indispensabile processo psicologico e spirituale che lo consente), è una risorsa vitale per la società, che ha bisogno di periodi di rigenerazione e cambiamento, meglio se organizzati nel ritmo ordinato del rito. Posto, inoltre, al culmine della stagione invernale, del buio e del freddo, in un momento in cui anche tutto il corpo, e la psiche, sentono la necessità di entrare in una nuova fase, un nuovo sviluppo. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000>Allora: buon Natale!</FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000></FONT></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%; mso-fareast-language: IT"><FONT color=#000000><EM>Claudio Risè - Il Mattino</EM> </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3395&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3395&amp;pag=1</guid> <pubDate>21 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Riforme, On. Bertolini: Di Pietro alimenta odio e mina dialogo]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Con i suoi continui attacchi al governo e al premier Berlusconi, Di Pietro sta tentando di minare il dialogo aperto sulle riforme. L'ex pm farebbe meglio ad ascoltare l'appello di Napolitano a non paventare complotti contro un esecutivo che gode del sostegno della maggioranza degli italiani". </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Lo afferma <STRONG>l'Onorevole Isabella</STRONG> <B>Bertolini</B> della direzione nazionale del Pdl. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Il governo si sta impegnando per avviare un percorso costruttivo sulle riforme. Ci attendiamo che quella parte dell'opposizione che vuole dialogare prenda definitivamente le distanze da chi continua a soffiare sul fuoco della polemica e dell'odio politico".</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 115%"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3393&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3393&amp;pag=1</guid> <pubDate>21 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Divieto di boccaccia]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Giustizia è fatta. Un agricoltore marchigiano è stato condannato dalla Corte di Cassazione perché ha mostrato la lingua a un vicino.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Intendiamoci, il fatto punito dai giudici è stato il punto d’arrivo di rapporti contrassegnati da frequenti litigi.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Alla fine, il reo si è introdotto nel campo del rivale e lo ha colpito, non con un tridente o un badile come si sarebbe potuto temere in una feroce faida contadina, e neanche con insulti veementi, ma vibrandogli addosso la lingua. Non che i magistrati abbiano preso alla lettera l’adagio secondo cui ne uccide più la lingua che la spada.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Hanno tuttavia rilevato che il gesto non era ispirato, come spesso suole, da un intendimento giocoso o buffonesco, ma dalla volontà di offendere con il dileggio e il disprezzo.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Quella «tensione volitiva», per dirla con il loro linguaggio, risultava evidente dalla fotografia che, scattata dalla vittima al momento del confronto, è servita di base alla sua denuncia del misfatto. Doveva trattarsi di una ripresa fatta a regola d’arte, per consentire l’interpretazione di un animus che, a onor del vero, si poteva desumere dai trascorsi non idilliaci tra i due contendenti.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Fatto sta che l’intemperante personaggio è stato condannato dalla Suprema Corte (dopo una prima pronuncia del giudice di pace) a risarcire il danno e a sborsare 1300 euro per le spese processuali. E buon per lui che sia stato assolto dal reato di «ingresso abusivo in altrui fondo».<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>L’opinione pubblica ha buoni motivi per lamentarsi della giustizia. Le si addebitano, insieme agli sconti praticati con soverchia disponibilità a fior di delinquenti, l’eccessiva lentezza dei processi, le insufficienze degli strumenti di indagine, le verbose cavillosità.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Sembra troppo spesso annaspare nel vuoto, con e senza Ris, identificare con difficoltà un sicuro colpevole. Con esiti diversi, ne danno testimonianza certi processi (come quello di Garlasco) resi famosi dal rimbombo mediatico.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Ma esistono, vivaddio, esempi di severa, oculata applicazione della legalità, di pronta riparazione del diritto offeso.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Valga tra tutte, per quanto segnalata sommessamente dalle cronache, la storia del contadino costretto a ringoiare nella chiostra dei denti la sua malefica lingua.</FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000></FONT></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000><EM>Lorenzo Mondo - La Stampa</EM></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3396&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3396&amp;pag=1</guid> <pubDate>20 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Cittadinanza, On. Bertolini: Nel mio testo si vuole cittadinanza di qualità]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">'La mia proposta di riforma della legge sulla cittadinanza, fatta a nome del Popolo della Liberta', vuole garantire una reale integrazione e una piena adesione dei nuovi italiani alla nostra societa' ed ai valori e ai principi costituzionali che la fondano'. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Lo afferma <STRONG>l'Onorevole Isabella</STRONG> <B>Bertolini</B>, Pdl, relatrice del provvedimento sulla cittadinanza che dalla commissione Affari Costituzionali della Camera approdera' lunedi' in aula. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">'Per questo&nbsp;l'ottenimento della cittadinanza, anche da parte di chi nasce in Italia da genitori immigrati, deve essere il frutto di una scelta voluta motivata e consapevole dell'individuo, che puo' esercitarsi solo al raggiungimento della maggiore eta'. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Noi puntiamo ad una cittadinanza di qualita', la sinistra di quantita'.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Noi vogliamo che la cittadinanza sia il termine di un percorso di piena e concreta integrazione. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Non, come vorrebbe la sinistra, il presupposto iniziale utile solo a regalare il diritto di voto agli stranieri'.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">'Noi&nbsp;non vogliamo che in Italia ci siano persone formalmente cittadini italiani ma che non si sentono tali.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Noi vogliamo riempire di significato e di valore la cittadinanza, e vogliamo che il riconoscimento dello status di cittadino italiano presupponga una adesione non solo formale alla Nazione e alla propria comunita'. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">La sinistra, evidentemente, ha paura di tutto cio'. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Noi siamo pronti a difendere la nostra proposta in Parlamento, aprendo ad un dialogo costruttivo. Dalla sinistra ci aspettiamo un analogo atteggiamento'.</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 115%"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3394&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3394&amp;pag=1</guid> <pubDate>19 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Sorvegliare e punire]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Cinque anni fa un operaio di Bergamo gli aveva tirato un treppiede d’alluminio la sera dell’ultimo dell’anno. Perdonato. Ora in clima natalizio un deficiente di Cesano Boscone gli ha spaccato in faccia un souvenir d’alabastro. Il perdono è questione di ore. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Non importa che si sia trattato di un simpatizzante dei Ds nel primo caso e del Pd nel secondo, sebbene qualche problema il maggior partito dell’opposizione debba porselo: la rincorsa ormai quasi ventennale dell’odio forcaiolo rompe l’antica disciplina politica e lascia proliferare a grappoli, nel vasto mondo delle psicologie friabili, il grano di follia che entra in azione di tanto in tanto. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Di tanto in tanto: quando si lanciano nell’aria appestata segnali di allarme per il “calo di tensione nella lotta a difesa della legalità” (ecco, la tensione è risalita, contenti?). </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Di tanto in tanto: quando ci si dimentica di regolamentare reati ideo-idolatrici come il “concorso esterno in mafia” e di mettere in riga i candidati alla collaborazione pentita di giustizia che fanno i furbi (c’è proporzione tra il grottesco attentato con il souvenir e la stralunata, ebete accusa di strage elevata così facilmente contro il presidente del Consiglio).</FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000></FONT></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000><EM>Giuliano Ferrara - Il Foglio</EM></FONT></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3397&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3397&amp;pag=1</guid> <pubDate>18 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Chi grida al tiranno legittima il “tirannicidio”]]></title><description><![CDATA[<SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><FONT color=#000000>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">Al di là della campagna d’odio e d’insulti contro Berlusconi che ha l’alibi di essere reciproca, c’è un motivo preciso e unilaterale che basta da solo a legittimare la violenza contro il premier: è l’accusa, rivolta da Di Pietro, un pezzo di sinistra, varia stampa, tv e intellettuali, di essere un tiranno. D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">Perché si sa che per abbattere il tiranno è ammesso anche il tirannicidio, lo dice anche la giurisprudenza liberale e democratica. In difesa della libertà e dei diritti umani si può anche uccidere il dittatore. Saddam docet. E se si giudica tiranno Berlusconi, se lo si definisce pubblicamente in questo modo, si legittima l’attentato contro di lui e si ritiene lecita ogni violenza pur di eliminare il despota. Se Berlusconi eguale Mussolini, poi, è possibile anche fare di Piazza Duomo un nuovo Piazzale Loreto perché è ammesso perfino il massacro e lo scempio del dittatore, secondo i medesimi civilissimi, democraticissimi e umanissimi signori. Ora torniamo al caso nostro, a Berlusconi.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">L’evidenza della realtà smentisce che siamo anche vagamente in una dittatura. In una tirannide chi esprime queste accuse al tiranno viene infatti perseguitato, incarcerato, eliminato; invece assistiamo da svariato tempo a libere denunce televisive e giornalistiche di tirannide del governo Berlusconi senza alcun effetto nei confronti di chi lo denuncia, sia esso politico, giornalista o semplice cittadino. Persino i precedenti aggressori di Berlusconi non sono stati neanche ventiquattr’ore in carcere e chi lo ha aggredito verbalmente in tribunale ha ricevuto pure il plauso della magistratura perché la sua critica aveva utilità sociale, con la lode aggiuntiva di averla pronunciata in tribunale. La smentita più evidente che siamo in una tirannide è l’incolumità assoluta di chi pronuncia questa dura accusa, il suo permanere indisturbato nel pieno esercizio del suo ruolo di oppositore, giornalista e ospite televisivo. Una tirannide, anche velata, non ammette il dissenso, soffoca le voci ostili, sopprime i suoi avversari.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">Da noi invece coloro che dicono di trovarsi in una dittatura si presentano tranquillamente alle elezioni, aumentano perfino i loro consensi mentre perdura la presunta dittatura; esternano quotidianamente e con grande risonanza pubblica, camminano indisturbati per le strade, nessuna sopraffazione, manipolazione o pressione impedisce il libero esercizio della loro denuncia. Ora, dopo aver accusato il premier - oltre che mafioso, buffone, corrotto, erotomane e altro - di essere tiranno e dittatore fascista, e perfino coinvolto nelle stragi di mafia, sia ben chiaro a tutti che ogni atto violento troverà in questa accusa così palesemente falsa e tendenziosa, atta a turbare l’ordine pubblico, la sua origine e il suo mandante, politico, morale e culturale. Questo sia ben chiaro in modo particolare alla sinistra radicale, alla stampa e alla tv giacobina, ai delinquenti di facebook che inneggiano a quel criminale, ai dipietristi che parlano di dittatura fascista, alle rosybindi e a tutti coloro che usano simili espressioni per demonizzare e abbattere Berlusconi. Solo un irresponsabile può parlare di dittatura.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">Lo scrivevamo già prima che accadesse il fattaccio, denunciando la settimana scorsa il clima; ma oggi c’è la dimostrazione evidente, le parole si sono fatte sangue. Così come solo una bestia idiota e feroce può dire davanti alla maschera di sangue di Berlusconi: non faccia la vittima. Bestia idiota perché nega l’evidenza atroce e sanguinosa della realtà, bestia feroce perché riesce a non provare neanche un filo di umana e cristiana pietà di fronte al viso tumefatto e insanguinato di una vittima della violenza e dell’odio. Ho letto articoli decisi nella condanna del gesto, in questi giorni, ma ho letto anche articoli ipocriti che velavano l’odio e quasi il compiacimento per l’accaduto con un’untuosa e affettata solidarietà; e ne ho letti perfino di spregevoli (per esempio quello di Alberto Statera su la Repubblica). Ora vorremmo un ritorno alla serietà, un ritorno al senso dello Stato, una presenza incisiva delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Vorremmo che il governo governasse, punto e basta.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">In piena sovranità, in piena legittimità, con un pieno mandato popolare, senza doversi perdere fra le trame e gli attentati giudiziari e stradali, parlamentari e istituzionali, di questi ultimi mesi. Un periodo di operoso silenzio e di tacito recupero della fiducia nell’azione del governo, delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Un atto di responsabilità generale che isoli la violenza e non incoraggi la vendetta, con la certezza che entrambe sarebbero stroncate con la dovuta energia. Mi sono rifiutato di partecipare al programma Annozero di Santoro previsto sull’argomento. Da tempo rifuggo la tv rissosa e faziosa, rifiuto di partecipare a programmi fatti apposta per scannarsi (e mi sottraggo pure allo scemeggiare della tv fatua, che ogni tanto vuol darsi una tintura di impegno civile e culturale).<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%">Non sono il burattino o il mastino di nessuno, e perciò non vado a eccitare le tifoserie o a farmi eccitare per inveire; e non amo nemmeno godermi in poltrona altri burattini e mastini all’opera. Vorrei che finisse nel nostro Paese il piacere della corrida tra umani, il gusto della rissa in video e in pubblico, vorrei che fossero disertate da attori e spettatori queste immonde sceneggiate, che cadessero in un nauseato silenzio. Vorrei tornare alla civiltà del pensare e dell’agire, allo stile e all’educazione, al rispetto e alle idee; una comitiva di profughi dall’Italia, senza permesso di soggiorno.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p>&nbsp;</o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><EM>Marcello Venziani - Il Giornale</EM></FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3392&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3392&amp;pag=1</guid> <pubDate>16 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Cicchitto, On. Bertolini: Piena solidarieta', ha colto nel segno]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"La verita' pronunciata ieri dal Presidente dei Deputati del Pdl Cicchitto sulla campagna di diffamazione e calunnia nei confronti del Premier evidentemente ha colpito nel segno. Lo confermano gli attacchi di oggi al Presidente Cicchitto al quale va la piena e sincera solidarieta'. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Lo dichiara <STRONG>l'Onorevole Isabella</STRONG> <B>Bertolini</B>, della Direzione Nazionale del Popolo della Liberta'.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Il costante, prolungato ed orchestrato attacco mediatico e giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi ha generato un preoccupante clima d'odio nel quale chiunque esprima la volonta' di annientare il Premier viene legittimato se non osannato pubblicamente.<BR>L'appello del Capo dello Stato Napolitano e' stato svilito e calpestato da chi ha fatto delle violenza e dell'odio l'unica forma di espressione politica". </SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3386&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3386&amp;pag=1</guid> <pubDate>16 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[La coerenza di Di Pietro? Solo nell’odiare il premier]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Sempre più schiacciato a sinistra. Costretto a galleggiare in un’area ristretta e turbolenta, la stessa dove navigano gli eredi dei «gruppettari» extraparlamentari. Forse, dopo il caso Tartaglia, anche Tonino, ex Pm ed ex neofita della politica, si è reso conto di maneggiare materiale esplosivo e di rischiare l’isolamento per quell’abbraccio mortale degli estremisti, che l’altra sinistra, quella tradizionale erede del Pci, conosce bene ed evita da circa 40 anni.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Che ci sia un po’ di disagio nelle parole di Antonio Di Pietro se n’è accorto anche Marco Travaglio che ieri nel suo Passaparola ha definito «sgangherato» il modo in cui ha commentato i fatti di Milano.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Ieri l’ex Pm è tornato due volte sul caso Tartaglia. Prima passeggiando in Transatlantico, con un tentativo di difesa. «Io ho detto qualcosa che anche altri stanno dicendo e che moltissimi pensano: bisogna distinguere tra il gesto esecrabile di un malato di mente che va condannato e deplorato e il disagio sociale e la disperazione ambientale in cui vivono molti italiani a causa della totale assenza di politiche del governo a favore delle fasce sociali più deboli». Poi nel blog, questa volta in un tentativo di attacco, «noi non intendiamo associarci all'ipocrisia e al perbenismo di maniera di chi vorrebbe, per colpa di questo fatto grave, giustificare le politiche governative che hanno creato disagio e allarme sociale».<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>I temi economici ritornano spesso nei discorsi più recenti del leader di Italia dei valori. Se la prende con «chi fa finta di non vedere fa un’offesa ai 10mila manifestanti di Termini Imerese». Dice che questo governo ha creato «allarme sociale» e che proprio per questo la missione del suo partito è combattere il governo. Plaude agli appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il dialogo augurandosi che la maggioranza faccia leggi «questa volta, finalmente, a favore delle tante migliaia di persone che hanno perso il lavoro e che non arrivano alla fine del mese».<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Incursioni nei temi che non fanno parte del patrimonio di Italia dei valori. E che sembrano molto tentativi di allentare la tensione su temi classici del partito fondato dall’ex giudice: la giustizia e l’opposizione di principio a Silvio Berlusconi. E la ragione è che Di Pietro si è scontrato con la concorrenza del cosiddetto popolo viola, gli auto organizzati via Facebook che hanno promosso la manifestazione contro Berlusconi. Quando ha cercato di appropriarsene se la sono presa e lo hanno costretto a una veloce marcia indietro. Al primo cedimento sull’anti berlusconismo radicale, potrebbero benissimo accusarlo di connivenza con il nemico. Non è un caso che pochi giorni fa, prima dell’aggressione al premier, Di Pietro si sia lanciato in una difesa del ruolo della politica e dei partiti.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Preoccupazioni che costringono Idv a restare, anche ora che forse non ne avrebbe voglia, in una barricata scomoda. A negare la solidarietà a Berlusconi, come ha fatto ieri Sonia Alfano, perché «sarebbe ipocrita, visto che sono scesa in piazza contro di lui. Non posso dare solidarietà ad un presidente del Consiglio che è un frequentatore di minorenni, un piduista, un corruttore, un frequentatore di mafiosi». Persino il moderato Massimo Donadi, che domenica aveva dato a Berlusconi una solidarietà senza condizioni, ieri, si è dovuto schierare a favore del molto poco moderato popolo della politica sul web. «Sosteniamo la necessità di un attento monitoraggio della rete e dei principali social network, la chiusura dei gruppi violenti, razzisti e che incitano all’odio, ma riteniamo pericoloso che qualcuno possa pensare di limitare la libertà sul web, prezioso strumento di democrazia».<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Segno che anche un battitore libero come Di Pietro, che fino a oggi si è potuto muovere libero da condizionamenti ideologici, deve fare i conti con la regola di ferro della sinistra estrema: «C’è sempre qualcuno più puro che ti epura».</FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000></FONT></SPAN>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000><o:p><EM>Antonio&nbsp; Signorini - Il Giornale</EM></o:p></FONT></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3391&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3391&amp;pag=1</guid> <pubDate>15 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Il fatturato della fabbrica dell'odio]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Odio, follia, complotto. Ogni volta che la violenza politica ha colpito un leader ci siamo interrogati su queste tre parole per dare un senso a episodi che hanno modificato la storia.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>La memoria porta a John Fitzgerald Kennedy e a Olof Palme vittime di due attentati. Il giallo continua sull’assassinio del presidente americano che tuttavia ebbe un colpevole ufficiale, Lee Oswald a sua volta ucciso da Jack Ruby, mentre poco ancora si sa della vicenda che portò alla morte uno dei leader più prestigiosi della socialdemocrazia europea. Ma la storia ci racconta altri attentati che colpirono uomini politici e che spesso furono opera di squilibrati con conseguenze non mortali, anche se in qualche caso invalidanti. È il caso di un candidato di estrema destra alla Casa Bianca George Wallace, che venne ferito gravemente nel '72 e costretto per tutta la vita su una sedia a rotelle.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Nell’81 l’America conobbe nuovamente il trauma di un attentato a un presidente. Era il 30 marzo e Ronald Reagan usciva da un hotel a Washington quando un uomo gli sparò da pochi metri e lo ferì a pochi centimetri dal cuore. Lo squilibrato si chiamava John Hincley e disse poi che con quel colpo di pistola voleva far breccia nel cuore del suo mito, l’attrice Jodie Foster. Reagan si salvò e prima di essere operato disse ai suoi chirurghi: «Ditemi che siete repubblicani». Nel ’90 in Germania toccò prima a Oskar Lafontaine, ministro delle Finanze socialdemocratico e oggi capo della Linke, la formazione di estrema sinistra tedesca, che venne accoltellato da una squilibrata con un colpo alla gola e poi a Wolfgang Schauble, ex leader della Cdu, che salvò la vita ma finì su una sedia a rotelle.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Scene di violenza politica che sconvolsero l’opinione pubblica e spesso il mondo, ma che non sollevarono gli interrogativi che ci stiamo ponendo a poche ore dal ferimento di Berlusconi con una statuetta del duomo di Milano. Eppure quasi tutti i precedenti storici portano la firma di persone psicolabili e spesso hanno avuto come vittime uomini politici che dividevano l’opinione pubblica nazionale. C’è una cosa in più che rende il caso italiano ancora una volta anomalo persino nelle sue pagine più infelici. L’anomalia ha due nomi. Si chiama odio, odio politico, odio contro il nemico, odio contro l’uomo del male.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>È talmente forte questa componente emotiva che vi sono stati esponenti politici della parte avversa a Berlusconi che non sono riusciti a pronunciare parole di solidarietà senza accompagnarle da frasi che ne riducevano l’impatto. Antonio Di Pietro è stato il più esplicito e diretto quando ha richiamato la responsabilità del premier nel clima di tensione creato in Italia. Rosi Bindi ha usato parole forti in un’intervista alla Stampa poi parzialmente corrette in dichiarazioni successive. Anche Luigi De Magistris, nel condannare l’attentato, non ha saputo fare a meno di ricordare l’avversione verso il premier. Lo stesso hanno fatto alcuni esponenti della sinistra radicale. Ma l’anomalia si chiama anche memoria del passato, il terribile ricordo degli anni 70, quando il Paese fu sconvolto dalla più sanguinosa successione di attentati e di stragi che portò l’Italia sull’orlo del baratro. La diversità da allora ha anche un altro nome, quello di Silvio Berlusconi.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Sono 15-16 anni che attorno alla figura del premier si gioca la più difficile e rischiosa partita italiana.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>L’antiberlusconismo è fatto di due componenti: c’è un dato che le accomuna, la sorpresa attorno al successo politico di un uomo imprevisto e imprevedibile. Sia l’antiberlusconismo politico sia quello radicale a tre lustri dalla discesa in campo non sanno trovare le ragioni di questa irresistibile ascesa e faticano a trovare una via d’uscita. Le differenze cominciano qui. L’antiberlusconismo politico cerca la strada del consenso e delle alleanze e spesso appare al rimorchio della sua ala giustizialista.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>L’antiberlusconismo radicale incarna un dato politico-emotivo su cui val la pena di riflettere anche perché investe vasti settori di opinione pubblica. Per questo mondo Berlusconi non è solo l’avversario o preferibilmente il Nemico ma incarna quei valori e evoca quelle paure che mobilitano un fronte assai ampio. Per questo mondo Berlusconi infrange tre tabù. Uno riguarda la politica, l’altro la memoria, il terzo la società.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Berlusconi si presenta sulla scena come limpido uomo di destra che addirittura fa della destra la più forte componente politica italiana. I suoi atteggiamenti sono “scorretti” sia in rapporto alle regole che tacitamente avevano improntato le relazioni fra i partiti nella Prima Repubblica sia in rapporto alla visione istituzionale. Da qui l’accusa di essere un fascista, il sovvertitore dell’ordinamento repubblicano.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Complesso anche il rapporto con la memoria. Berlusconi solo quest’anno ha riconosciuto il valore storico della Resistenza ma in tutta la sua avventura ha demonizzato tutta la politica che c’era prima di lui. È stato l’incarnazione dell’antipolitica e del sentimento comune di milioni di cittadini che si erano riconosciuti in quei movimenti di uomini e di idee che hanno ricostruito l’Italia. In questo senso ha continuato l’opera di criminalizzazione della Prima Repubblica descritta come sentina di vizi e luogo di formazione di un comunismo sempre minaccioso. Ha distrutto una storia comune senza crearne una nuova.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Il terzo tabù riguarda la società. Berlusconi è l’americanismo, il consumismo, l’avvento della società televisiva in cui prevalgono valori futili e l’egoismo. Non è solo la sua politica e la sua visione del mondo a evocare questa suggestione ma anche il suo modo di vita esagerato culminato nella storia di questa estate fra ragazzine ed escort. C’è un mondo vasto che si sente minacciato non solo dal politico Berlusconi ma soprattutto dal modello sociale e culturale berlusconiano. L’odio nasce da questa avversione irriducibile. In verità anche dall’altra parte vi sono fenomeni analoghi e analoghe semplificazioni, ma di queste ci occuperemo in altre occasioni. Ecco perché l’antiberlusconismo radicale fatto di libri, di quotidiani, di trasmissioni televisive ha come chiodo fisso non già le politiche di Berlusconi ma la sua figura e la sua persona.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Ecco perché il progetto politico di questo mondo mette l’accento in modo così forte sui momenti di rottura, sulla repulsione popolare, sulla piazza e sugli appelli firmati come unico luogo di raccolta di un nuovo consenso e trova nell’antiberlusconismo politico il luogo della corresponsabilità, dell’inciucio e del tradimento. C’è chi ha interesse che questa fabbrica dell’odio mantenga alto il suo fatturato. Per proprio tornaconto.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000><EM>Peppino Caldarola - Il Riformista</EM></FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3390&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3390&amp;pag=1</guid> <pubDate>15 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Un clima avvelenato]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>L’odio politico è un mostro che, scatenato, risulta molto difficile da domare.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>An&shy;che se non è armato da un’ideologia sistematica (come accade con il terro&shy;rismo vero e proprio), an&shy;che se incendia una men&shy;te isolata (e, a quanto sem&shy;bra, malata) come è acca&shy;duto con l’aggressione a Berlusconi ieri sera dietro il Duomo a Milano, l’odio politico si deposita come un veleno che intossica la discussione pubblica. Ri&shy;duce l’avversario a un ber&shy;saglio da annichilire. Da distruggere: in effigie, ma anche fisicamente.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Non è solo una questio&shy;ne di toni esasperati. È l’idea che la lotta politica non contempli confini e contrappesi all’aggressivi&shy;tà verbale. È la degradazio&shy;ne dell’avversario a nemi&shy;co da abbattere. Non la lot&shy;ta politica, anche accesa, che assume le forme di una competizione leale tra schieramenti che si ri&shy;conoscono reciprocamen&shy;te legittimità. Ma la versio&shy;ne primitiva della politica come simulacro della guerra civile. Questa ver&shy;sione sta dominando la politica italiana con un crescendo di ostilità che sfiora la guerra antropolo&shy;gica tra due Italie che si odiano, incapaci di parlar&shy;si.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>L’aggressione cruenta di ieri al premier è un frut&shy;to di questa degenerazio&shy;ne. Dovranno capirlo tut&shy;ti: anche chi ha irriso agli appelli contro la militariz&shy;zazione della politica co&shy;me a una faccenda di bon ton, di galateo verbale. O addirittura di diserzione. No: si poteva capire benis&shy;simo dove andasse a para&shy;re la politica come scon&shy;tro totale che equipara ogni moderazione a im&shy;morale cedimento, o a spi&shy;rito compromissorio. Ba&shy;stava ragionare. Le parole con cui il Ca&shy;po dello Stato ha commen&shy;tato l’aggressione al presi&shy;dente del Consiglio sono perciò rivolte contro chi volesse sposare un imba&shy;razzato giustificazioni&shy;smo (se n’è avuta eco nei primi commenti a caldo, decisamente infelici, di Di Pietro). Ma anche contro la minimizzazione dell’ag&shy;guato a Berlusconi come la manifestazione patolo&shy;gica di uno squilibrato so&shy;litario: «all’americana» più che in sintonia con una tradizione italiana di violenza organizzata. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>In parte, beninteso, è anche così. Chi, come chi scrive, ieri era nella piazza del co&shy;mizio e dell’agguato ha po&shy;tuto intuire subito (consi&shy;derato anche il profilo ca&shy;ratteriale dell’aggressore) che non esiste un legame esplicito tra chi ha scaglia&shy;to sulla faccia di Berlusco&shy;ni un pericoloso oggetto contundente e il gruppo di fischiatori professiona&shy;li che ha contestato l’inte&shy;ro intervento del leader del Pdl.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Ma chi era presente al comizio di Berlusconi ha avuto nettissima la sensazione che chi lo contestava era animato da un’ostilità irriducibile, esasperata e assoluta nei confronti di un Nemico cui non si riconosceva nemmeno il diritto di parola. Inveivano contro la personificazione del Male più che contro il capo di un governo avversario. Si sentivano, anche loro, i portabandiera di una causa giusta quanto può esserlo la cacciata di un tiranno, non di un vincitore di libere elezioni democratiche. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>È questo il legame, psicologico e politico, che unisce e salda la violenza verbale e quella materiale. È la condivisione di una stessa atmosfera. E non è così pazzesco che ieri Internet sembrava un’arena scatenata e su Facebook un gruppo intitolato «Fanclub di Massimo Tartaglia» ha raggiunto in poche ore migliaia di adesioni.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Il confine tra la violenza verbale e quella materiale è sempre sottile, vulnerabilissimo. Ed è sconfortante che in un Paese che della violenza politica ha conosciuto i frutti più tragici faccia fatica a imporsi la consapevolezza che il linguaggio pubblico improntato all’odio, all’attacco forsennato contro la persona e non contro le idee, può sfociare in gesti sconsiderati sì, ma non privi di un retroterra, di un clima che ne alimenta la follia aggressiva e fa dell’aggressione fisica il culmine di una sfida che non prevede limiti e freni etico-politici. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>La violenza verbale non arma banalmente il violento che pensa di farsi giustizia da solo: il nesso non è così semplice e meccanico. Ma l’abitudine a trattare chi è contrario alle tue idee come un barbaro da eliminare con ogni mezzo fa del potenziale attentatore qualcuno che si sente nel flusso della storia, che si ammanta delle vesti nobili del vendicatore talmente audace da non fermarsi nemmeno di fronte alla prospettiva di avventarsi contro il nemico che personifica il Male.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Ora questo clima, raggiunto l’apice con i fatti di Milano, deve essere raffreddato e superato. Non per abolire la lotta politica, ci mancherebbe altro, ma per fermarne la degenerazione rissosa, violenta, brutale, profondamente antidemocratica e illiberale. Il che richiede lo sforzo congiunto di tutti: di tutti, nessuno escluso. E l’impegno, oramai da mesi reclamato dal «Corriere», al rispetto reciproco e in primis al rispetto delle istituzioni e degli uomini che le rappresentano. In un passaggio difficile e inedito della nostra vita nazionale. Per superare il quale, l’Italia dovrà mostrarsi molto più matura di quanto non sia apparso fino a ieri.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000><EM>Pierluigi Battista - Il Corriere della Sera</EM></FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3389&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3389&amp;pag=1</guid> <pubDate>14 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Affetto e solidarietà al Premier Berlusconi, On. Bertolini: aggressione frutto di una vergognosa campagna di odio]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Ci stringiamo con affetto ed esprimiamo piena solidarieta' al nostro Presidente, Silvio Berlusconi, augurandogli una pronta guarigione. Cio' che sta succedendo nel Paese e' preoccupante". Cosi' <STRONG>l'Onorevole Isabella</STRONG> <B>Bertolini</B>, della direzione nazionale del Popolo della Liberta'. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"La campagna di odio e di denigrazione, coordinata e continuata contro il Presidente del Consiglio, rischia di portare l'Italia verso una gravissima spirale di violenza.<BR>Atti come quello di ieri a Milano ne sono, purtroppo, la tragica conferma. La violenza di piazza era stata annunciata pochi giorni fa ieri si e' verificata. Questo deve fare riflettere sul clima alimentato da una certa parte politica nelle piazze e dentro le Istituzioni contro chi e' stato democraticamente scelto dai cittadini per governare il Paese.<BR>I distinguo e la mancata chiarezza nella condanna di Di Pietro ci fanno ben capire che per qualcuno la strada da percorrere e' ancora molto lunga".</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 115%"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3385&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3385&amp;pag=1</guid> <pubDate>14 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Abolizione festa di Natale in scuola Cremona, l'On. Bertolini porta il caso in Parlamento: Delirio multiculturale]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Il delirio multiculturale che sembra aver invaso il nostro Paese ci riserva ogni giorno sorprese sempre piu' amare. Il caso della scuola elementare di Cremona dove e' stato cancellato il Natale per essere sostituito dalla 'festa delle luci', per non urtare la sensibilita' degli alunni stranieri, ne e' solo l'ultimo esempio. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Lo afferma l'Onorevole Isabella <B>Bertolini</B> della&nbsp;Direzione Nazionale del Popolo della Libertà.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Un vento di laicismo esasperato e di mal concepito senso di tolleranza nei confronti degli stranieri in realta' cerca di abbattere i nostri simboli religiosi e le nostre tradizioni. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Soltanto la difesa dei valori nei quali ci riconosciamo puo' permettere al nostro Paese di mantenere inalterata la propria identita'. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Presentero', quindi, un'interrogazione al Ministro dell'Istruzione Gelmini, perche' questo ennesimo attacco ad uno dei simboli della nostra tradizione sia fermato e per impedire che in altre scuole italiane possano ripetersi episodi simili, dove le nostra identita' viene miseramente svilita"</SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3388&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3388&amp;pag=1</guid> <pubDate>13 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Berlusconi, On. Bertolini: Episodio gravissimo ma Premier più forte dell'odio]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Sono veramente indignata per questa vergognosa aggressione al Presidente Berlusconi al quale va tutto il nostro affetto. Non si puo' piu' fare finta di niente. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Episodi come quello di oggi sono da imputare a chi non esita a spargere ogni giorno i semi dell'odio contro chi e' stato chiamato dagli italiani a guidare il Paese. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">E' quanto dichiara&nbsp;<STRONG>l'Onorevole Isabella</STRONG> <B>Bertolini</B>, della Direzione nazionale del Popolo della Liberta'.</SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">"Il Presidente ha riaffermato la verita' sull'azione e sulla forza del governo e ancora una volta si e' confermato un grande leader di popolo. </SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black; LINE-HEIGHT: 115%">Abbiamo un partito forte e vicino alla gente, un governo compatto ed Presidente che portera' l'Italia fuori dalla crisi, prima di tutti. Anche oggi Silvio Berlusconi ha dimostrato di essere piu' forte dell'odio per il bene dell'Italia". </SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3387&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3387&amp;pag=1</guid> <pubDate>13 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[La balcanizzazione del Pd costringe Bersani a dire No]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Walter Veltroni, al momento delle dimissioni, aveva promesso che non avrebbe trattato il suo successore come i dirigenti democratici avevano trattato lui, criticando ogni mossa e rendendo così impossibile la prosecuzione del suo mandato.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Forse riservava questo impegno a Dario Franceschini, il suo vice e il suo candidato alla successione, visto che da quando la leadership democratica è stata assegnata, dalla maggioranza degli iscritti e dei simpatizzanti, a Pierluigi Bersani, le critiche di Veltroni si susseguono con regolarità cronometrica. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>La più pesante, perché coglieva il segretario in un momento di difficoltà reale, è stata quella rivolta alla sua decisione di non partecipare alla manifestazione antiberlusconiana di Roma, fortemente segnata dall'adesione preponderante di Antonio Di Pietro. Veltroni aveva lucidamente indicato in questa sorta di balcanizzazione del suo partito le ragioni che gli impedivano di esercitare una funzione di guida e di baricentro delle opposizioni, la famosa vocazione maggioritaria, perché introiettava nel partito le pressioni provenienti dall'esterno, rendendone gracile l'autonomia politica. Bersani ha vinto appunto rivendicando questa autonomia, seppure accompagnandola con una caratterizzazione identitaria piuttosto limitativa (il che spiega l'emorragia di esponenti moderati e cattolici), ma ora si trova assediato dall'esterno e dall'interno, esattamente come era accaduto a Veltroni. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Questo dimostra che la pur rilevante investitura diretta che nasce </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>da un iter congressuale molto partecipato anche se piuttosto bizantino, non basta a mettere al riparo il leader della formazione di centrosinistra dalle turbolenze interne. Anche Romano Prodi e Veltroni avevano ottenuto un mandato popolare ampio, che però appariva inquinato dal falso unanimismo che lo aveva accompagnato. Bersani ha vinto in una competizione vera, ma anche la sua maggioranza appare poco omogenea, se per esempio si osservano le differenze stridenti tra l'atteggiamento del vicesegretario Enrico Letta e quello della presidente Rosy Bindi. Bersani resiste, con tenacia e laboriosità emiliana, ma non riesce ad uscire dal bunker dei no. Ha detto no alla manifestazione giustizialista e no alle proposte di compromesso sulla giustizia avanzate da settori dialoganti della maggioranza, dice di no all'ipotesi di concertazione con l'esecutivo avanzata da Cisl e Uil e no anche all'arroccamento al di fuori di ogni linea negoziale della Cgil. </FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Un aspetto dell'autonomia è anche questo, non farsi risucchiare su posizioni altrui, ma non diventa isolamento o ininfluenza solo se viene sostenuto da una proposta alternativa realistica e condivisa, e questa non è, almeno per ora, leggibile nelle iniziative del segretario democratico.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000><EM>Sergio Soave - Italia Oggi</EM></FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3381&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3381&amp;pag=1</guid> <pubDate>10 / 12 / 2009</pubDate> </item><item><title><![CDATA[Un mondo d’intolleranza: dilaga la cristianofobia]]></title><description><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>C’è un popolo, un grande e immenso popolo che ogni giorno vede aumentare la sua sofferenza in quanto gli viene negato un diritto fondamentale, quello della libertà religiosa.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>È un popolo che raramente fa notizia, salvo alcuni casi eclatanti. È più vasto di una nazione e non è circoscritto a un’etnia particolare.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Sono i cristiani perseguitati nel mondo, un’emergenza sempre più grave di cui solo recentemente opinione pubblica e autorità politiche hanno iniziato ad accorgersi. Discriminazioni, minacce, violenze e uccisioni nei riguardi dei cristiani hanno registrato un’escalation impressionante in Medio Oriente, in India e in molti altri Paesi. Ma il nostro è un tempo che divora rapidamente tutto e poi tende a dimenticare, a girar pagina. C’è chi invece si prende cura di raccoglierle una per una, presentandoci un bilancio completo e dettagliato delle persecuzioni dei cristiani. Si tratta del 'Rapporto sulla libertà religiosa' che viene pubblicato ogni anno dall’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Nel Rapporto 2009, diffuso ieri, si afferma che «il 75 % delle persecuzioni religiose colpisce le comunità dei cristiani». La presenza di questi fedeli, circa due miliardi di persone in tutto il pianeta, cresce soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo. Ed è proprio in queste aree che stanno aumentando in modo allarmante gli episodi d’intolleranza, spesso violenta e sanguinosa, contro i seguaci di Cristo, vittime inermi dell’odio e del fanatismo. Accanto alle misure oppressive basate sull’ideologia ateista contraria a ogni religione, come ad esempio avviene nella Cina comunista, si sta allargando il fronte di quei Paesi dove si sono imposte ideologie che dicono sì ad un’unica religione, escludendo o limitando fortemente l’esercizio delle altre, qualificate come straniere o addirittura nemiche dell’identità nazionale. La situazione più preoccupante è quella dell’Iraq dove «il futuro del cristianesimo è minacciato in maniera massiccia» e la comunità dei credenti, segnata da una lunga scia di sangue, può essere definita «una vera e propria Chiesa di martiri».<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Qualche miglioramento viene segnalato in India, nella regione dell’Orissa, teatro di pogrom anti-cristiani culminati nell’estate dello scorso anno. Ma le persecuzioni si sono fatte più intense in Pakistan, in Nigeria e anche in Egitto.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Perfino in America Latina, continente tradizionalmente cristiano, ci sono <I>caudillos</I> che agiscono contro la Chiesa cattolica. Ne risulta che oggi il cristianesimo è la religione più perseguitata nel mondo. Siamo di fronte a una 'cristianofobia' che dovrebbe essere combattuta «almeno con la stessa determinazione con cui si condannano l’antisemitismo e l’islamofobia», come aveva ammonito qualche tempo fa il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Dominique Mamberti.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Ne ha preso atto finalmente anche l’Unione Europea che, in concomitanza con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ha riaffermato il suo impegno a combattere tutte le forme d’intolleranza legate alla fede e a tutelare «le minoranze religiose». Un impegno che acquista ancor più significato nel contesto di quella sottile strategia di svuotamento della tradizione cristiana che ha ispirato la recente sentenza della Corte di Strasburgo. C’è chi preferisce eliminare i simboli religiosi in casa propria chiudendo gli occhi di fronte al tentativo di cancellare la realtà delle minoranze cristiane in molte parti del mondo.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><FONT color=#000000>Parlano di libertà ma dimenticano che quella religiosa rappresenta il primo e fondamentale diritto dell’uomo. Siamo ancora capaci di un sussulto corale d’indignazione quando viene calpestata?<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000>&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; LINE-HEIGHT: 115%"><o:p><FONT color=#000000><EM>Luigi Geninazzi - Avvenire</EM></FONT></o:p></SPAN></P>]]></description><link>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3380&amp;pag=1</link><guid>http://www.isabellabertolini.it/index.php?tipo=1&amp;id=3380&amp;pag=1</guid> <pubDate>9 / 12 / 2009</pubDate> </item></channel></rss>