Cinque anni fa un operaio di Bergamo gli aveva tirato un treppiede d’alluminio la sera dell’ultimo dell’anno. Perdonato. Ora in clima natalizio un deficiente di Cesano Boscone gli ha spaccato in faccia un souvenir d’alabastro. Il perdono è questione di ore.
Non importa che si sia trattato di un simpatizzante dei Ds nel primo caso e del Pd nel secondo, sebbene qualche problema il maggior partito dell’opposizione debba porselo: la rincorsa ormai quasi ventennale dell’odio forcaiolo rompe l’antica disciplina politica e lascia proliferare a grappoli, nel vasto mondo delle psicologie friabili, il grano di follia che entra in azione di tanto in tanto.
Di tanto in tanto: quando si lanciano nell’aria appestata segnali di allarme per il “calo di tensione nella lotta a difesa della legalità” (ecco, la tensione è risalita, contenti?).
Di tanto in tanto: quando ci si dimentica di regolamentare reati ideo-idolatrici come il “concorso esterno in mafia” e di mettere in riga i candidati alla collaborazione pentita di giustizia che fanno i furbi (c’è proporzione tra il grottesco attentato con il souvenir e la stralunata, ebete accusa di strage elevata così facilmente contro il presidente del Consiglio).
Giuliano Ferrara - Il Foglio